Melanconia, parola ed espressione – Collaborazione Heta Poposophia

La collaborazione tra Heta e Popsophia ha preso vita a partire da quest’anno, in occasione del Festival 2026, per approfondire l’indagine dei sintomi del presente e promuovere iniziative comuni.
Saper stare nella stessa domanda parlando lingue diverse è il punto di partenza di questo primo incontro tra Popsophia e il Centro Heta. Entrambi portano avanti lo stesso tentativo: non ridurre il presente, ma attraversarlo insieme nelle sue difficoltà con due saperi diversi.
Da una parte, Heta lavora sul confine tra clinica e vita quotidiana, offrendo prevenzione, assistenza e formazione. Dall’altra, Popsophia indaga come la cultura, la filosofia e i fenomeni sociali entrino in relazione tra di loro.
L’incrocio tra filosofia e clinica prenderà forma durante il festival Popsophia alle Muse di Ancona, in programma dall’8 al 10 maggio, con l’intervento, venerdì 9 maggio alle 18.00, di Federico Paino – operatore e presidente di Heta – dal titolo “Ceci n’est pas une art-thérapie. Melanconia, parola ed espressione”.
Si parte dunque dalla messa in crisi dell’esistenza di una tecnica ideale di cura, per dare voce a qualcosa di irriducibile alla realtà, perché come sottolinea Paino.
“La filosofia, come l’arte, sono spesso visti come strumenti spuntati, nel sondare l’umano, rispetto al paradigma scientista e nello specifico medicale. Noi riteniamo invece che siano linguaggi e terreni fondamentali per sostenere il soggetto al di là di una visione patologicizzante e deterministica”.
È quindi fondamentale guardare oltre il margine della rigidità per avere risposte e più domande.
Come ricorda Lucrezia Ercoli, è il dialogo tra filosofia, cultura e analisi del presente, che apre la possibilità di leggere i nuovi linguaggi del disagio contemporaneo.
“In questo contesto si inserisce la collaborazione con Heta che proprio per il tema che verrà affrontato quest’anno nel corso del festival nazionale diventa un partner culturale strategico per promuovere una riflessione sui sintomi del disagio contemporaneo, sui suoi nuovi linguaggi e sui modi in cui la cultura può contribuire a comprenderli“.
Il tentativo di questo incontro non è quello di spiegare tutto, ma di creare uno spazio in cui iniziare a muoversi.